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Keration PC | PodCast

Keration PC | PodCast

著者: Giovanni Correddu
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概要

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エピソード
  • IL CORVO
    2026/03/11

    Il corvo è il 1° uccello menzionato inmodo specifico nel racconto biblico. Esistono diversi uccelli che si possonodefinire corvi, il più grande dei quali è lungo circa 0,6 m e può raggiungereun’apertura alare che supera il metro. Il suo piumaggio lucente è notevole e hapermesso di dare il nome a una variante del nero, il “nero corvino”, grazie asfumature iridescenti blu metallico e viola; ma le parti inferiori dell’uccelloa volte presentano un tocco di verde. Ha una dieta estremamente varia, vistoche mangia di tutto: noci, bacche, cereali, roditori, rettili, pesci e giovani uccellini.

    Sebbene gli animali che attacca sonogiovani e deboli, è principalmente uno spazzino. Quando si nutre di carogne, hal’abitudine di mangiare gli occhi e altre parti molli della vittima prima di strapparnel’addome con il suo robusto becco. È un potente volatile, che sbatte le ali conbattiti forti e costanti, e si libra senza sforzo in ampi cerchi mentre scrutal’area sottostante in cerca di cibo. La continua ricerca di cibo lo porta asorvolare un’area insolitamente vasta.

    I naturalisti considerano l’astutocorvo uno degli uccelli più adattabili e ingegnosi. Per questo motivo, oltrealla sua abilità nel volo e alla sua capacità di sopravvivere con un’ampiavarietà di cibo, comprese le carogne, il corvo era un candidato ideale peressere la prima creatura da mandare fuori dall’arca di Noè quando le acque delDiluvio iniziarono a ritirarsi. Il testo della Genesi indica che da allora inpoi il corvo rimase fuori dall’arca, che usava solo come luogo di riposo.

    Simili al corvo sono il corvo nero, lacornacchia, la taccola e il gracchio (detto anche gracchio corallino). Curiosamentevivono tutti in Palestina.

    A differenza della cornacchia, il corvodi solito preferisce il deserto, e spesso si può vedere il suo nido fra regionimontuose e desertiche. Può scegliere di trasferirsi in zone che diventanodesolate, che sono state abbandonate dall’uomo, magari in seguito a un disastronaturale o a una guerra. Il corvo ha anche l’abitudine di conservare il cibo ineccesso nelle fessure delle rocce. Arriva addirittura a seppellirlo sotto lefoglie.

    Deve essere stata simpatica la scenadi alcuni corvi che sfamarono il profeta Elia. Questi pensava a un semplicemiracolo, ovvero che il pane e la carne che cadeva su di lui provenisse dalcielo divino. In verità, lui aveva occupato una grotta abitata da corvi. Questisi procuravano il cibo, che lanciavano dalle fenditure (non avevano la borsadella spesa!). Il cibo cadeva dal cielo, ma da quello sorvolato dai corvi. E questipoveri animali, entrando in casa e non accorgendosi dell’ospite, non capivanoche fine avesse fatto il cibo. Così dovevano tornare a procurarsene dell’altro,che puntualmente lanciavano dall’alto e che, sempre puntualmente, Eliadivorava. Per lui era un miracolo, per i corvi, una tortura.

    I corvi nidificano su rupi o supromontori rocciosi, nonché su alberi ad alto fusto; restano fedeli alla lorocompagna per tutta la vita e sono genitori devoti.

    Evidentemente a causa delle suedimensioni imponenti, dei suoi colori cupi e del suo gracchiare lugubre,i popoli pagani antichi consideravano il corvo un uccello di cattivo auspicio eun presagio di morte. Tra i greci, il corvo, audace e spesso impudente, eraconsiderato un uccello profetico, forse per la sua reputazione di creatura astutae sagacie. Era ritenuto sacro al dio Apollo e a un ordine oracolare disacerdoti, alcuni dei quali vestivano di nero.

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  • Il cormorano (marangone)
    2026/03/10

    Il cormorano è un grande uccelloacquatico palmato che pesca tuffandosi. Ecco come veniva chiamato nelle lingueantiche.

    Ebraico: shalàkh.

    Greco: katarràktes.

    Latino: mergulus oppure phalacrocoraxcarbo.

    Interessanti sono i significati dei nomilatini. Infatti, il nome mergulus si può tradurre anche “tuffatore”, eben descrive la sua attività di pescatore. L’altro nome latino, Phalacrocorax, ètradotto anche marangone.

    Il cormorano è piuttosto comune in Palestina,in particolare lungo la costa del Mediterraneo e anche in alcune acque internecome il Mar di Galilea. Il cormorano è imparentato con gli uccelli dellafamiglia dei pellicani.

    Di solito dal corpo allungato e dalcolore scuro, il cormorano è veloce e agile in acqua, sotto la quale nuota usandoprincipalmente le sue zampe palmate. Grazie al suo becco affilato e adunco è unbuon pescatore. Fin dall’antichità i cormorani vengono addestrati dai pescatoriorientali, in particolare in alcuni territori dell’India, per catturare pesciper i loro proprietari. Per garantire la “consegna” del pesce, i pescatorilegano una fascia piuttosto larga attorno alla gola dell’uccello per evitareche ingoi i pesci più grandi.

    Il cormorano e il suo legame con il Triveneto

    Il nome alternativo del cormorano, marangone,potrebbe far pensare subito a un cognome e a una località del Triveneto.

    Il cognome Marangon è di origine triveneta,e sembra che sia legato al termine “marangone”, che in italiano anticosignifica “carpentiere” o “costruttore di barche”; è sinonimo di “maestro d’ascia”.Quindi, deriva da un soprannome legato a questa attività artigianale, che a suavolta potrebbe essere riferito alla figura di un “costruttore” o “riparatore”,come ad esempio dei legnaioli o carpentieri navali.

    Il legame con l’uccello chiamato “marangone”è interessante, ma non necessariamente legato al cognome in modo diretto. Il marangoneè un uccello marino, che vive vicino all’acqua e spesso nei pressi di porti oambienti legati al mare. L’associazione fra il cognome e l’uccello potrebbeessere simbolica o riferirsi alla vicinanza geografica o professionale conattività legate al mare, come la pesca o la costruzione navale.

    In Provincia di Venezia, è presente unalocalità che si chiama Marango, frazione di Caorle. Il nome ha un’origine che potrebbeessere legata al dialetto veneto, dove il termine marango èprobabilmente una variante del termine marangon, che, come accennatoprima, può riferirsi a un mestiere legato alla carpenteria navale.Questo tipo di toponimo, quindi, potrebbe derivare dall’attività chestoricamente si svolgeva nella zona, come la costruzione o la riparazione diimbarcazioni, un mestiere molto legato alle aree costiere come Caorle.

    Riguardo al legame con l’uccello marangone,è possibile che il nome Marango faccia riferimento all’area di acquebasse e costiere, dove questi uccelli marini erano e sono comuni. Il marangoneè un uccello che si trova spesso in ambienti umidi e costieri, quindi il nomedella frazione potrebbe derivare da una descrizione del paesaggio naturalecircostante, che ospitava queste specie, o anche da una tradizione legata allapesca, dove il cormorano è spesso associato all’attività di pescatori.

    In sintesi, il nome Marangopotrebbe avere una doppia origine: una legata alla carpenteria navale(come indicato dal termine “marangon”) e l’altra a un elemento naturale(l’uccello cormorano) presente nelle vicinanze, in un’area tipicamente lagunaree marittima come quella di Caorle.

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    5 分
  • IL CORALLO: un’avventura in fondo al mare
    2026/03/09

    Si dice “corallo” ogni deposito calcareodi alcuni organismi marini chiamati polipi. Vivendo in colonie, questeminuscole creature delle acque calde assorbono i sali di calcio dal mare,costruendo splendide strutture ramificate, simili ad arbusti, dure come lapietra. Con il tempo, le formazioni di alcuni tipi di corallo possono dareorigine a grandi barriere coralline e alle fondamenta di isole coralline.Esistono diversi colori di corallo: bianco, nero e rosso. Quest’ultimo è il piùcostoso e il più ricercato, sin dall’antichità. Un tempo, Tiro era nota per ilsuo commercio di corallo, che veniva pescato nel Mediterraneo, nel Mar Rosso enell’Oceano Indiano. Dal corallo grezzo, gli artigiani creavano artisticamentevari ornamenti molto apprezzati.

    Nonostante il pregiato valore delcorallo, conoscenza e saggezza ne superano di certo il valore.

    Il corallo in Italia

    Oggi l’Italia è l’equivalentedell’antica Tiro quanto al corallo. In particolare, la Sardegna è la Regioneprincipale in cui si raccoglie e si lavora.

    Il corallo di Alghero, noto come CoralliumRubrum o “oro rosso”, è un tesoro naturale che ha reso famosa la cittàcome “Riviera del Corallo”. Questa specie di corallo rosso mediterraneo popolai fondali marini intorno ad Alghero da secoli, ed è legata alla storia, all’economiae all’identità locale.

    Origini e leggende

    La tradizione della pesca risale almenoal XIII secolo, con un boom dal ’700 grazie alla ricchezza dei fondalialgheresi. Secondo le Metamorfosi di Ovidio, il corallo nasce dal sanguepietrificato di Medusa: al contatto con l’aria, assume rigidità e ilcaratteristico colore rosso ramificato.

    Caratteristiche del corallo

    Cresce lentamente in acque profonde(oltre 40 metri), diventando fra i più pregiati al mondo per compattezza etonalità aranciata o rosso intenso (raro l’80% aranciato). Oggi la raccolta èregolata: solo 25 giorni l’anno (maggio-ottobre), da corallari esperti conattrezzature tradizionali, per evitare la pesca distruttiva del passato.

    Lavorazione e artigianato

    Gli orafi algheresi lo tagliano conseghetti e mole per creare gioielli unici, sfruttando la sua durezza chepermette tagli precisi senza danni. È usato in collane, orecchini e monili,spesso combinato con oro o argento.

    Museo e cultura

    Il Museo del Corallo, in una VillaLiberty, racconta biologia, storia ed economia di questo simbolo, con visitevirtuali disponibili. Dal 1355, lo stemma di Alghero raffigura il corallo, graziea Pietro IV d’Aragona.

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